Il movimento del mercato durante la settimana appena trascorsa è stato opposto a quella precedente, con le prime sessioni di mercato in discesa e le ultime di correzione dopo il rimbalzo del prezzo dell’EUA DEC1 a 6,77 €/ton. La fase di ritracciamento del trend ribassista si estende fino a far recuperare al contratto circa il 10% del proprio valore in appena 4 sessioni e terminando così a 7,84 €/ton con un guadagno su base settimanale di 0,02 €/ton.
La soglia di resistenza psicologica fissata a 8,00 €/ton è stata violata ad inizio settimana solo grazie all’entusiasmo proveniente dopo il risultato della COP17 raggiunto in extremis, che comunque ha avuto breve durata, dato che ancora una volta sulla formazione del prezzo sono prevalse le notizie negative. Quindi, l’EUA DEC1 si è nuovamente flesso sulla media mobile a 20 giorni (ormai da mesi resistenza principale), fallendo così il raggiungimento del target in zona 8,50-8,60 €/ton. Dopo di che i persistenti timori sulla crisi della zona euro che stanno spingendo la valuta comunitaria sui minimi dell’anno (sotto $1,30) portano l’EUA sotto 7,00 €/ton. Questa settimana i nuovi valori minimi di Fase II per l’EUA fatti segnare al momento si fissano a 6,30 €/ton e chiaramente con la serie di 3 minimi consecutivi in appena 3 settimane (6,90 €/ton – 6,77 €/ton – 6,30 €/ton) e l’aumento delle posizione corte sul mercato continua il trend ribassista.
Le attenzioni degli operatori sono puntate ora alle decisioni che saranno prese nella prima parte della prossima settimana in tema di policy EU ETS. Il principale driver di prezzo sarà il verdetto finale della Corte di Giustizia dell’UE che dovrà decidere sulla legittimità di imporre lo schema ETS alle compagnie aeree internazionali. La sentenza potrà avere sul mercato un effetto di supporto dei prezzi (più che bullish) in caso di esito positivo, ma sicuramente effetto bearish in caso contrario.
Martedì, invece, al parlamento europeo il Comitato Ambiente si riunirà per votare sulla Direttiva per l’Efficienza Energetica che potrebbe implicare un taglio del cap di Fase III. Questa sarà la prima votazione di un iter che si potrà dire concluso solo a Giugno del prossimo anno. Tale evento avrà sicuramente meno incisività rispetto a quello precedente, o comunque potrà sostenere i prezzi in caso di esito positivo e avere un effetto neutro in caso di esito negativo
CER
La scorsa settimana sono stati accreditati 37 progetti CDM per un totale di 5,7 Mln di CER. In base alle richieste pervenute a Dicembre, è confermato che le emissioni mensili di crediti sul mercato primario dovrebbero arrivare a 35 Mln, un volume che porterebbe le assegnazioni del 2011 a 322 Mln di CER, oltre il doppio rispetto ai 132 Mln di crediti del 2010. L’elevata attività di accreditamento dei progetti CDM ha notevolmente pesato sulla formazione del prezzo sul mercato secondario che quest’anno si è mosso in una zona di prezzo mai raggiunta prima.
Questa settimana il valore mai raggiunto prima prende forma sotto i 4,00 €/ton e per l’esattezza a 3,80 €/ton. Sul nuovo valore pesa chiaramente la preoccupazione sul futuro di Kyoto. Seppur riconosciuto come sistema inefficace, l’UE a Durban si è fatta promotrice di un proposta che estenderebbe il protocollo oltre il 2012 in modo da essere utilizzato come strumento di transizione verso il nuovo accordo (previsto per il 2020). In questo caso restano molte incertezze dato che dopo l’uscita della Russia Giappone e Canada, l’Europa è l’unica disposta al momento ad aderire.
A livello grafico non compaiono livelli di supporto, mentre la resistenza da tenere sotto osservazione è fissata a 5,80 €/ton, quindi ancora molto lontano dai livelli attuali.
























